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  • Goias (Brasile)
    martedì 18 agosto 2009

    Carissimi tutti,

    Adriano, fratello di Don Corrado, e l’Elena sono rientrati. E’ stata una partenza sofferta perchè entrambi, dopo due mesi di Brasile, si erano davvero ambientati creando (rinnovando nel caso di Adriano dato che dal 2006 ad oggi no ha perso un’estate!) legami forti e profondi con la gente di qui. E’ bello e pieno di significato, per me e Don Corrado, poter dare ospitalità ad amici italiani che decidono di mettersi in gioco, sporcandosi le mani con passione. A volte sono esperienze che si ripetono, altre volte sono passaggi isolati. Quello che importa è che siano giorni di condivisione e allegria. Tutto il resto è nelle mani del Signore!!
    Volevo chiedere all’Elena prima di partire di scrivere un pensiero per voi, miei amici di tastiera. La velocità degli ultimi giorni l’ha impedito. Ecco allora che copio qui in basso alcune parole che credo possano essere un augurio per tutti voi:
    “Scrivi sulla sabbia quello che hai dato, scrivi sulla roccia quello che hai ricevuto”
    Ieri è morta la mamma dell’Ana Carolina, una delle primissime bimbe entrate nel nostro progetto di adozione a distanza (gennaio 2007). Tutti gli italiani che sono passati di qui in questi ultimi anni l’hanno conosciuta. Era una della “tappe d’obbligo” perchè incarnava l’essenza della donna brasiliana che lotta giorno per giorno con fede e coraggio. La mattina della sepoltura, parlando con due sorelle che la conoscevano molto bene, scopro che Maria Das Neves era nata in Brasilia e cresciuta in una famiglia che non era la sua, legata al piede con una catena, nel cortile, facendo la stessa vita di un cane. Correndo e piangendo, ferendosi mani e piedi, picchiata, un tentativo di abuso di un presunto zio… fino a quando un giorno una bambina vicina di casa, capendo che quelle grida e quei rumori non erano normali, scavalca di nascosto la parete e scopre l’orrore. Chiama subito i vigili del fuoco che aprono una breccia nella parete e la portano via. Maria Das Neves, con soli 10 anni, fugge da quella casa e con la complicità dell’amica si trasferisce a Goiania, nel nostro quartiere. Arrivano i figli (Tiago, Marcelo, Eliane e l’Ana Carolina con soli 15 anni), il marito muore prematuramente (forse un infarto, mentre era nel bagno) lasciandole un compito molto impegnativo. Si trova a dover crescere i figli in un contesto sociale dove dilaga la violenza e le droghe. I due figli maschi entrano presto nella dipendenza degli stupefacenti e diventano piccoli spacciatori; Eliane resta incinta ancora minorenne da un piccolo trafficante, oggi suo compagno… l’Ana Carolina tiene duro e continua ad essere una brava adolescente, obbediente alla mamma, abbastanza responsabile in casa, brava a scuola… un piccolo fiore nato sul cemento. E già anni fa, iniziando i problemi dentro di casa, Maria Das Neves ha cominciato ad ammalarsi. Prima semplici formicoli alle gambe e poi una escalation che l’ha portata alla sedia a rotelle e a dolori fortissimi alla colonna. I medici non c’hanno mai capito molto ma i problemi erano comunque diversi. Qualcuno dice che era soltanto una grave e profonda forma di somatizzazione dei problemi coi figli. Difficile da dire… Due settimane fa, con acqua di casa tagliata per ritardo nel pagamento della bolletta e il conto in banca misteriosamente azzerato (riceveva ogni mese un salario minimo, la pensione di reversibilità dello sposo defunto), ha avuto una crisi psicotica. L’hanno internata in un ospedale psichiatrico per pochi giorni e hanno scoperto che aveva l’epatite B (forse contratta in una recente trasfusione di sangue). Passata l’emergenza è stata ricoverata nell’ospedale delle malattie tropicali della città dove è rimasta alcuni giorni. Il quadro clinico in continuo peggioramento. In attesa di essere passata nella sala di rianimazione, dove per mancanza di posti non è mai arrivata. Muore all’alba per infezione generalizzata. Maria Das Neves è ricordata come una donna che ha sofferto molto, fin da bambina, ma che non si è mai lamentata. Sempre molto accogliente le piaceva “perder tempo” chiacchierando. La sua casa negli ultimi mesi, non si sa se per spirito di accoglienza o per imposizione dei figli, era diventata un piccolo dormitorio aperto a tutti. Credo anch’io, come diverse persone che l’hanno conosciuta, che questa donna abbia trovato finalmente la pace.
    Ricordiamo la sua anima nelle nostre preghiere e che i suoi figli possano godere della sua protezione.
    Vi abbraccio forte, tutti.
    A presto
    Paolo

    Categorie: Lettere Missioni