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  • Goias (Brasile)
    martedì 5 maggio 2009

    Carissimi tutti,
    Il lavoro sulla strada coi meninos de rua continua ad essere difficile. Ci stiamo ancora “leccando le ferite” dopo la delusione della Rosineide, la ragazza di cui vi parlavo nell’ultima lettera. Ho aperto un confronto aperto con Irmà Ana e i due seminaristi che da poco hanno scelto di uscire con noi sulla strada. E’ stato più che altro un’occasione per riscoprire le vere e più profonde motivazioni che ci spingono sulla rua. La domanda è stata la seguente: perchè continuare in una attività così dispendiosa senza apparenti risultati? Non sarebbe meglio scegliere un altro campo dove la soddisfazione personale sia maggiore, dove vi sia un piccolo ma tangibile ritorno?
    Il problema maggiore è che dentro i meninos de rua si sommano problemi molto profondi. Immaginate lo sconvolgimento interiore nei rapporti famigliari che spinge un ragazzino ad uscire di casa per iniziare a vivere nella strada, molte volte nella pre-adolescenza, età in cui si struttura la personalità e si dovrebbe imparare a sognare. Aggiungiamo la “scuola della strada”, dove per sopravvivere si deve imparare ad essere cattivi, a rubare, a picchiare… per le ragazze a prostituirsi. Consideriamo la mancanza di vere amicizie e le relazioni affettive spesso basate sul possesso e sulla violenza. A questa miscela già sufficientemente esplosiva agganciamo come una pesantissima catena le droghe: la dipendenza, i danni fisici e psicologici, la frammentazione della personalità, la frustrazione dei tentativi falliti per liberarsene; e se la droga si chiama crak… il cambiare di vita diventa quasi impossibile.
    Capiamo quindi bene che i “risultati”, se consideriamo con questa parola solo l’inizio di una vita nuova lontano dalla strada e dalle droghe, sono rarissimi. E forse, giusto per farci del male ulteriore, anche quando si ottengono sono comunque da considerarsi temporanei, provvisori.
    E allora si cerca di fare chiarezza (come mio fratello Corrado mi insegnava anni fa) sulla parola OBBIETTIVO. E si mette nero su bianco le cose come stanno. Credo che il macro-obiettivo, quello di una vita nuova senza droghe e violenza, sia solo l’apice di una piramide. E’ il punto a cui bisogna guardare, che non bisogna perdere di vista. E’ in fin dei conti la nostra meta che quando non viene raggiunta deve interrogarci ed aiutarci a migliorare. Appena sotto troviamo altri obiettivi più piccoli (comunque non di poca importanza) sicuramente più abbordabili: il nostro essere coi meninos de rua, con affetto e semplicità, li aiuta a percepire che non tutti li escludono e li discriminano. Sanno che nel momento del bisogno c’è qualcuno su cui contare. Ci percepiscono come presenza amica e questo è già un mezzo miracolo. Li aiutiamo, semplicemente col fatto si essere li, a sperare in qualcosa di nuovo, di diverso: un cambiamento difficilissimo ma possibile. Credo che molte volte la cosa più triste è la mancanza di questa speranza. E’ come se il loro tunnel buio non abbia più nessuna luce, neanche un puntino luminoso lontano…
    Soprattutto, al di la di tutte le indagini sociologiche che vogliamo fare, non possiamo dimenticarci della nostra fede di cristiani. Gesù ci insegna ad amare gratuitamente, senza nessuna pretesa di risultati. Non ci dice: “ama e vedrai che…”, semplicemente ci dice: “Ama”. Solo così potremo essere veramente uomini e veramente donne. Sappiamo poi che gli esclusi, gli emarginati (come i lebbrosi al suo tempo), i carcerati, i senza libertà, i malati, i fragili, ecc. sono i prediletti del Signore.
    E questo mi basta.
    Tutte queste sono belle parole, teorie umane e teologiche. La realtà del quotidiano è un’altra, è fatta di slanci e stanchezze, di speranze e delusioni, di sorrisi e lacrime. Ma importante è non lasciare che tutto questo appanni le ragioni del mio essere qui. Vi chiedo quindi di pregare per me, per i missionari e per tutti quelli (in Brasile, in Italia e in ogni angolo del mondo) che stanno provando ad amare i propri fratelli con gratuità, senza aspettative.
    Perchè la stanchezza della sera non tolga la gioia del donarsi.
    Vi ringrazio di cuore per avere ascoltato questa condivisione, forse solo un piccolo sfogo personale.
    Che il Signore ci benedica.

    Paolo

    Categorie: Lettere Missioni