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  • Goias (Brasile)
    domenica 19 aprile 2009

    Carissimi tutti,
    un fortissimo abbraccio a tutti voi che continuate a leggere le mie mail, accettando di spendere un po’ del vostro tempo per restare in contatto con una realtà geograficamente lontana… e che accettate di essere provocati nel profondo da quanto succede qui. Io non vi sento come spettatori ma come parte in causa di tutto quello che io e Don Corrado stiamo vivendo qui. Un po’ perchè la nostra missione è diocesana (resta molto forte quindi il legame con la nostra realtà di partenza, le nostre comunità… con tutti voi) e un po’ perchè so che molti di quelli che mi leggono percepiscono l’umanità come una grande e amata famiglia. E oggi credo che questo sentimento, nonostante locali contraddizioni, si stia sviluppando e crescendo molto. Ma basta guardarci in torno per percepire in 2 secondi che il cammino da fare è ancora tanto. Riusciremo davvero, un girono, a sentirci tutti fratelli e sorelle, tutti interlegati da un unico destino, uniti da un unico grandissimo Amore? E’ una delle scommesse dei nostri giorni, forse la più grande. Sviluppare questo sentimento avrebbe ripercussioni profondissime nel nostro quotidiano, e sarebbe la scintilla motrice per nuove scelte di vita.
    Ma oggi non sono qui per riflessioni sulla globalizzazione, ma per condividere ancora una volta il nostro vissuto. E allora ritorno a parlarvi della Rosineide (Neide), una delle prime ragazze di strada conosciute nel 2006 (nel mio primo viaggio-vacanza qui). In quell’epoca il nostro gruppetto usciva per visitare i meninos de rua a giorni alterni. Ancora oggi, dentro ad una ampolla, conservo il suo straccetto imbevuto di diluente che usava per stordirsi. L’ultimo pomeriggio, dopo una lunga chiacchierata, ero riuscito a “rubarglielo”. Lei, anziché innervosirsi, mi aveva sorriso. In strada da quando ha 12 anni, oggi ne ha 26. Una adolescenza vissuta senza regole, se non le regole della vita di strada. Un fratello, Robson, che anche lui è cresciuto sui marciapiedi e che conosciamo bene (vedi lettera n° 8). Un papà morto alcolizzato quando erano piccoli. Una mamma a casa che l’aspetta, che sempre le apre la porta, che sta tirando su i due nipotini (Maycon figlio di Robson e Talita la primogenita della Neide), che pur non essendo la mamma dei sogni sta pregando affinché la Neide possa nascere a nuova vita.
    Da quando sono qui, più di un anno ½, è successo un po’ di tutto. Neide ha fatto un periodo in una città lontana, Itumbiara, forse prostituendosi in un bordello. Un periodo nel Mato Grosso, fuggendo da quelli (non solo poliziotti) che volevano far fuori Jony, il suo moroso di 23 anni, pluri-omicida. Alcuni giorni fatti in una comunità di recupero femminile, a Neropolis, per portare a termine la gravidanza della seconda figlia, Jasmin, nata poi in un ospedale di Goiania. Negli ultimi mesi era sparita dalla circolazione. Il ritorno in strada con la bimba (un modo facile per fare l’elemosina?), sempre con Jony, tra botte e crak. Due mesi fa li avevo incontrati sul marciapiede di una delle strade principali della città: un occhio livido su uno sfondo di viso scavato dalla droga.
    Un giorno, ormai un mese fa, ci telefona ripetutamente chiedendo aiuto. Si rende conto di essere nel fondo del pozzo, che più in basso c’è solo la morte. E la grande preoccupazione è anche per la piccola Jasmin. La andiamo a prendere. Jony è presente ma decide di tornare a nascondersi in Mato Grosso. La polizia speciale chiamata P2 (vedi lettera n° 14) ha appena cercato di ucciderlo, nessuna pallottola a segno. Ha molta paura. Il loro è un legame “malato”, autodistruggente, contorto. Sappiamo che se i due non si separano, per la Neide non c’è speranza di uscire dalla strada e dalle droghe. Ecco che allora, una volta tanto, le cose combaciano. La fuga di Jony lascia la Neide libera di sognare un recupero. La accompagniamo nel METAMORFOSE, una comunità terapeutica evangelica, con un pastore furbetto e nessun educatore. Sono un po’ allo sbando… la Neide, nonostante l’esserla andata a trovare più volte, non regge e dopo 10 giorni si fa buttar fuori. Era l’unica comunità terapeutica che in tutto lo stato accoglie ragazze con figlia/o. Sa che in quel momento l’alternativa è la strada, ma tornare in strada è tornare nelle droghe, e lei non vuole questo. Ci telefona nuovamente, e per affrontare l’emergenza la invitiamo a passare la notte qui a casa nostra. Il pastore non le ha restituito nulla, neanche la coperta. Passare la notte in strada con la piccolina, in quello stato, sarebbe davvero triste. Questo appena prima di Pasqua. Oggi sembra che il Signore stia preparando le cose per bene. Abbiamo trovato una zia che si è offerta di tenere la Jasmin. Oggi la Neide è ancora in casa con noi, affrontando il quotidiano. Aiuta nei lavori domestici, le è ritornato l’appetito e sta già recuperando peso, abbiamo fatto gli esami del sangue e presto faremo un salto dal dentista. Una sigaretta ogni tanto. La stiamo accompagnando il lunedì sera agli incontri del NATA, necessari per poter poi entrare nella fazendinha de recuperaçao di fiducia, la Senhor Jesus. La stessa comunità terapeutica che ha già accolto la nostra Talita, rinnovandola. La Neide, se tutto andrà bene, resterà con noi altre due settimane per poi entrare in una nuova fase della sua vita. Sarà difficilissimo, lo sappiamo. Per adesso sta tenendo duro e sembra che la prima fase di disintossicazione dal crak sia passata senza grossi problemi. Rispetto ai primi giorni sta migliorando, parla un po’ di più e si chiude meno in se stessa. La stiamo trattando molto bene, ma sappiamo che potrebbe andarsene improvvisamente, senza segnali di preavviso.
    Le vostre preghiere serviranno non poco in questa situazione di Sogno Fragile.

    Aquele abraço.
    Paolo

    Ps: aggiornamento al 28 aprile… ieri la Neide non è andata alla riunione del NATA, l’ho aspettata invano. Sicuramente è tornata in rua. La delusione lascia posto alla tristezza. Fa male, credevamo davvero che questo miracolo potesse realizzarsi.

    Categorie: Lettere Missioni