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  • Worcerster (USA)
    giovedì 28 marzo 2013

    Carissimo Don Francesco e Comunità di S. Paolo.

    Con la speranza di trovare bene tutti voi ed i vostri cari vengo a porgervi i miei auguri pasquali più affettuosi. Mi sa che qualche stellina di Natale non ha fatto ancora in  tempo a spegnersi che già ci apprestiamo ad accendere la nostra candela alla luce del Cero Pasquale, segno della nostra fede nel Signore Risorto. La fede caratterizza quest’anno la nostra vita cristiana. E’ l’eredità lasciataci dall’Emerito Papa Benedetto XVI, gesto di fede che ci aiuta a vivere questo momento della storia della Chiesa nei suoi aspetti oscuri che ci sconcertano, ma anche gloriosi per i tanti cristiani che ancora oggi
    pagano con la vita, molte volte in modo silenzioso, la loro fedeltà al Vangelo.
    A volte ci chiediamo se vale ancora la pena credere, oppure facciamo fatica a percepirla  nella nostra società. Luca nel suo Vangelo scrive: “Il Figlio dell’uomo quando verrà troverà ancora fede sulla terra?” Con Gesù forse anche in noi sorge questo dubbio proprio in un momento in cui abbiamo bisogno di ancorarci a qualcosa di sicuro, di stabile e di forte.
    Per questo mi piace condividere con voi alcuni esempi di fede e fiducia che scopro nel mio volontariato tra i poveri.

    Diane è una signora ancora abbastanza giovane che frequenta la mensa di St-John. Era  infermiera, ora é malata ed “homeless” – senza casa – ma il suo pensiero è quello di aiutare gli altri in particolare con la preghiera per cui mi affida le persone che le stanno a cuore: Taylor che si droga, Cynthia che ha un tumore, Sue che semina discordia, in più quando trova del materiale adatto cuce coperte per chi come lei vive sotto le stelle, o fa guanti, berretti e sciarpe per bambini bisognosi.
    Rommy, anche lui ancora abbastanza giovane, da 12 anni è senza casa e con la moglie al ricovero. Sa cantare e suonare bene, ma ha perso il lavoro e si arrangia cantando alla sera in qualche locale. Non so dove trova la forza, ma il suo ritornello è “il Signore è buono” e lo ripete in ogni occasione.
    George è in cammino. Faceva parte di una setta religiosa quando ha incontrato la Chiesa Cattolica. Quando è entrato per la prima volta è andato direttamente a ricevere la Comunione, ma poi ha iniziato il cammino catecumenale e ha letto tutta la Bibbia. Mi dice: “adesso sento che sto arrivando  a casa e ho trovato la Chiesa non con la “c” minuscola, ma con la “C” maiuscola.
    Shown sta per andare via dopo la colazione, mi saluta e mi dice “Sister, noi siamo poveri, ma siamo felici perché abbiamo Dio”.
    Paul era stato mandato via da casa da sua moglie perché era sempre ubriaco. Ora è cambiato, lavora alla mensa ed ogni mattina alle h. 6.30 è presente alla Celebrazione Eucaristica, Luiz porta la sua bambina Fernanda al catechismo per il Battesimo. Lo invito a dire qualcosa di Gesù agli altri bambini.. Egli da buon papà – in questo momento con lavoro saltuario – racconta la storia della pesca miracolosa dicendo: “Gli Apostoli sono andati a pescare, ma avendo preso pochi pesci non sarebbero bastati per le famiglie, ma Gesù ha detto loro di gettare ancora le reti in mare e così pescarono tantissimi pesci sufficienti per tutti”. E mentre raccontava si commuoveva..

    Trovarmi a raccontare questi semplici episodi in quest’America così apparentemente grande, forte e potente mi chiedo se vedo bene la realtà o se sono troppo infantile. Eppure questi esempi mi fanno pensare, credere e sperare. Mi fanno credere che al di là di ciò che appare così luminoso ed attraente e che sembra dominare tutti e tutti c’è un’umanità nascosta, silenziosa, emarginata fatta di persone umili, di cui forse anche noi ci sentiamo parte, che sanno cosa voler dire confidare nel Signore Gesù perché in Lui trovano la forza della vita quotidiana e l’ancora della loro salvezza.

    E’ il Crocifisso Risorto, il Signore della vita e della storia. In questo sguardo fisso su di Lui vengo fare a voi ed ai vostri familiari gli auguri più cari e pregate perché questa Pasqua sia colma di vita e di speranza per la Risurrezione del Signore
    Gesù.

    Carissimo don Francesco e Comunità di S. Paolo, ho qui davanti a me i vostri cari auguri di Natale. Mi dispiace di avervi fatto aspettare la mia risposta fino a Pasqua. Ma, vi assicuro che siete sempre qui presenti con me perché nella preghiera e nel Signore Gesù non c’è separazione.

    Che il Signore Risorto vi ricolmi di tanta gioia e speranza!.

    Un forte abbraccio

    Laura Canali

    Categorie: Lettere Missioni