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  • Worcester (USA)
    mercoledì 21 marzo 2012

    Carissimo Don Francesco e Comunità di S. Paolo.
    Oggi inizia la Primavera e questo mi dice che è tempo di auguri pasquali.
    Da buona cittadina americana – solo per modo di dire – non posso iniziare un vero
    discorso senza un accenno al tempo. E’ come il “Buon Giorno” del mattino! Dunque,
    siamo in primavera. Ma il bello è che quest’anno non abbiamo avuto un vero inverno,
    la temperatura è stata buona ed abbiamo visto pochissima neve e ghiaccio. Un inverno
    così non è davvero degno del New England, ma in cambio l’avete sperimentato voi. Ogni
    cosa però è come una medaglia a due facce; infatti un inverno così ha fatto godere tante
    persone che non hanno dovuto spalare o temere di scivolare, ma ha dato dispiacere a
    tante altre per le quali neve e ghiaccio sono sinonimi di lavoro, quindi di pane.
    Ringraziamo il Signore che con la Morte e Risurrezione dona a chi gioisce il
    desiderio della generosità e a chi soffre l’esperienza della solidarietà così insieme godono
    la nuova fraternità del Regno di Dio.

    In questa logica pasquale condivido con voi parte del mio servizio di volontariato.
    Ogni martedì mattina verso le h. 8.00 vado nella Parrocchia di St-John vicino al centro
    città di Worcester, per dare una mano alla mensa dei poveri. St.John è stata la prima
    chiesa cattolica di Worcester ed è la Madre Chiesa di tutte le Chiese cattoliche della città.
    E’ iniziata verso il 1830 da immigrati irlandesi attratti dai cantieri di lavoro che si erano
    aperti in città. A quei tempi Worcester era abitata solo da Yankee, i primi coloni olandesi
    ed inglesi di religione protestante, che consideravano vergognosa la cultura degli irlandesi
    e ancor più minacciosa la loro religione cattolica, quest’ultimi dovevano quindi vivere da
    emarginati fuori città di cui non potevano varcare i confini. La vita dei cattolici non è stata
    davvero facile agli inizi. Solo dopo che Yankee i Irlandesi hanno versato insieme il sangue
    durante la Guerra Civile verso il 1867, eliminati i pregiudizi, si sono accorti che potevano
    vivere insieme da fratelli e sorelle.
    St.John è nata come chiesa di poveri, lo è sempre stata e lo è tuttora. E’ la sua
    vocazione! Nel 1984 ha celebrato i 150 anni dalla sua dedicazione.
    Ritornando alla mensa, il martedì mattina vado a St. John dove vengono persone senza
    casa, senza lavoro, senza…testa, un po’ di disperati e disperate, un vero campionario di
    umanità, di varie nazionalità e di varie estrazioni culturali. La mensa è aperta dal lunedì
    al venerdì mattino dalle h. 7.00 alle 11.00 ed è portata avanti da vari gruppi di volontari,
    uno ogni giorno.Il Parroco, fr John, alle h 5.30 del mattino accende la macchina del caffè
    perché sia pronto in tempo per accogliere gli ospiti per la colazione. Alcuni volontari: Paul,
    Tom, Billy, Annette, arrivano presto per preparare un piatto caldo che varia a seconda del
    menù del giorno: minestrone, spezzatino, minestra di verdura e pollo, zuppa di pesce e
    per iniziare a preparare i panini. Intanto arrivano altri volontari e volontarie: Beth, Norma,
    Betty, Anita, Michael, Peggy ed io. In tempo di vacanza vengono anche dei giovani da
    parrocchie e scuole. Verso le h. 8.30, quando tutto è pronto, Paul invita a recitare insieme
    il Padre Nostro e poi si va ai vari tavoli per servire ad ognuno una ciotola di minestra ed
    un bel panino imbottito e se ne dà fin quando ne vengono chiesti, anche da portare via.
    Tutti devono essere accolti anche chi viene fuori tempo massimo. Credo che ci sia una
    media di circa 100 persone ogni giorno ed ancora di più verso la fine del mese. Ogni mese
    vengono serviti più di 10.000 panini. L’ambiente della mensa è accogliente, cordiale,
    familiare. E’ uno spazio umano dove ci si può riscaldare durante l’inverno, leggere il
    giornale, un libro, anche la Bibbia, giocare a carte e passare un po’ di tempo in compagnia
    e chi non ha dove andare rimane fino all’ultimo minuto. I volontari conoscono le persone
    e le loro situazioni ed anche a me piace girare per i tavoli, chiedere se desiderano ancora
    cibo, conoscere i nomi, la provenienza.
    Nel libro edito per il 150 anniversario della Parrocchia è scritto:”…qualcuno si
    lamenta del fatto che si presta troppa attenzione ai poveri e alle minoranze. Di fatto la
    tradizione dice che è sempre stata la Parrocchia dei poveri, degli sradicati, degli impotenti,
    di tutte le minoranze etniche che dagli Irlandesi del 1840 si sono susseguite ed ancor oggi
    si susseguono. Ha sempre servito i poveri per 150 anni e li servirà per altri 150 e più.

    Non è questa la Pasqua di Gesù che attraverso la Chiesa continua nella storia di
    oggi trasformandola e facendola diventare storia di salvezza?
    Ringraziamo il Signore perché anche noi con Lui siamo dentro questa storia perché
    possa “entrare nella libertà della gloria dei Figli di Dio”.
    Ricordandovi sempre con affetto nella preghiera, auguro a ciascuno di voi ed ai
    vostri familiari carissimi auguri per una S. Pasqua piena della pace e della luce del Risorto!

    Laura Canali

    Categorie: Lettere Missioni