Worcester (USA)

Carissimo Don Francesco e Comunità di S. Paolo.
siamo solo a metà novembre, ma qui il Natale è gia iniziato da tempo.
Gli Stati Uniti oggi sono in festa. Non c’è il solito correre e sfrecciare
delle macchine, tutto è quieto e silenzioso. E’ il Thanksgiving Day! Il giorno
del grande ringraziamento americano, d’incontro di famiglia, in cui figli, nipoti
e parenti vengono dai posti più lontani per vivere insieme questa significativa
e tradizionale festa. Sulla tavola preparata a festa primeggia il tradizionale e
mitico tacchino.
Oggi inizia ufficialmente anche la “Season’s Greetings” che racchiude
il Thanksgiving, il Natale e il Capodanno in un’unica e grande celebrazione.
E’ un tempo ricco di relazioni umane, d’incontri, di religiosità, di doni e di
solidarietà. La legge del “business” sa avvolgere tutto in un clima ovattato,
creando quasi una mistica del consumo. In ogni paese e città, alla presenza
delle autorità cittadine, viene illuminato l’albero di Natale circondato da piccoli
e grandi e di ogni fede religiosa per cantare le “Christmas Carrolls”, canti
profani e religiosi intitolati a questa Festa. A Boston, i membri dei “Boston’s
Pops”, l’orchestra nazionale americana, si suddividono la città per dare a tutti
la possibilità di cantare intorno all’albero acceso. In tante chiese e parrocchie
c’è il tradizionale Concerto di Natale e in alcuni posti gruppi di bambini e
adulti vanno di casa in casa per portare gli auguri cantando le Christmas
Carrolls.
La carità e la solidarietà fraterna sono parte integrante di questo
periodo, specialmente adesso in cui i tagli sociali fanno diminuire gli
aiuti disponibili. Chiese, associazioni e persone si mobilitano perché su
ogni tavola, anche la più povera, ci sia il tradizionale tacchino sia per il
Thanksgiving che per il Natale, ed un regalo. Diceva un signore che stava
caricando un container di articoli vari: “Non sia mai che per Natale ci sia un
bambino che non abbia il suo regalo.“ Le Parrocchie più benestanti aiutano
quelle più povere.
Anch’io, in sintonia con questo popolo, inizio a preparare il mio
Presepio.
Ecco, il Bambino Gesù è già nella mangiatoia con Maria e Giuseppe al
suo fianco. Dietro il bue e l’asinello, indimenticabili amici del presepio. Poi
vengono i personaggi. Al primo posto, davanti a Gesù, ci siete tutti voi miei
cari amici con le vostre famiglie e con tutti i vostri cari anziani e ammalati,
con tutto quanto racchiudete in cuore di gioie, preoccupazioni, ansie e
speranze per il futuro. Chi non desidera un po’ di pace, di giustizia e di
fraternità in questo tempo tanto difficile? E a chi chiederla se non a Gesù il
Principe della Pace? Ci siete tutti con il vostro volto ed il vostro nome uno per
uno. “Nessuno manca al mio appello” ci assicura il Signore!.
E poi? Ecco, metto i miei sette compagni del corso serale d’inglese.
Sono come un campionario delle nazionalità presenti negli Stati Uniti e
desiderosi di costruirsi una vita più umana e dignitosa. Quasi tutti fanno due
lavori con anche più di dodici ore al giorno. Nya, vietnamita, padre di 3
bambini, desidera con la moglie aprire un piccolo laboratorio di unghie
artistiche; Fenize, portoricano, anch’egli padre di 3 bambini, ceca di imparare
l’inglese per migliorare la posizione al lavoro; Xavier, colombiano, pulisce i
giardini e di sera lavora in un negozio,; Rosa, salvadoregna, lavora 12 ore al
giorno e due volte alla settimana ha un permesso speciale per frequentare la
scuola; Ezechiel, brasiliano, distribuisce giornali durante la notte e nel
pomeriggio lavora in una pizzeria, desidera avere un diploma e farsi poi una
famiglia. Ronald, burundese, al suo paese era professore qui inizia da capo;
Ivanor, anch’egli brasiliano, divide metalli e a volte si addormenta sul libro per
la stanchezza.
Un altro angolo del mio presepio è per i giovani dell’”American Dream”,
sogno americano di libertà, felicità e successo. Sono migliaia di giovani
lavoratori arrivati negli Stati Uniti da molto piccoli con le loro famiglie e
desiderano studiare. Sono americani, parlano inglese ma, non avendo un
visto, non è loro permesso iscriversi alle università americane per avere un
diploma o una laurea. Vivono con il timore di essere detenuti e riportati in
nazioni che non hanno né visto né conosciuto.
C’è ancora posto intorno a Gesù Bambino così posso metterci tutti
gli “undocumented immigrant” ossia gli immigrati che non hanno documenti e
che nello Stato dell’Alabama soffrono le più dure leggi razziali e contro cui si
sono pronunciati i vescovi delle Chiese Cattoliche, Metodiste ed
Episcopaliane. La legge proibisce a queste persone qualsiasi assistenza
religiosa e sociale. I sacerdoti cattolici non possono battezzare, cresimare,
confessare, dare l’unzione agli infermi, insegnare catechismo e formare
gruppi di studio sulla Parola di Dio. L’Associazione “San Vincenzo de’ Paoli”
non può offrire loro alcuna assistenza sociale, offrire un aiuto per andare dal
dottore, consigliare mamme in gravidanza, dare cibo e vestiti per i più piccoli;
non possono neppure studiare l’’inglese.
Gesù Bambino guarda tutti e sorride. Si trova a suo agio tra quelle
persone perché in essi si sente ben rappresentato. Pensa:”Sono contento di
essere venuto sulla terra perché c’è ancora bisogno della mia salvezza e del
mio amore”.
Nel mio presepio ci sono anche pastori e pecore. In essi vedo ben
rappresentate tutte le persone, e sono tante e tanti, che come voi attendono
la sua venuta con gioia e già sono all’opera desiderosi che il suo Regno
venga presto. A tutti il piccolo Bambino dice:”Su di voi, cultori del mio Nome,
sorgerà con raggi benefici il Sole di giustizia”.
Caro Don Francesco e Comunità tutta, ho pensato che con questa
lettera vi cavo la pazienza e gli occhi, ma è il desiderio di essere con voi e di
farvi parte della realtà in cui vivo.
Carissimi auguri di Buon Natale e Buon Anno!

Laura Canali