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  • Goias (Brasile)
    lunedì 6 giugno 2011

    Carissimi,
    oggi lascio spazio ad un piccolo racconto di André,(Andrea è un ragazzo di Parma il cui fratello è quel giovane morto in Spagna lo scorso anno durante un bagno nell’oceano dopo aver compiuto il pelleggrinaggio a Santiago di Compostela ) il giovane ragazzo che giá da qualche mese ci sta accompagnando. Scrive di Rosangela, una giovane mamma che conosciamo molto bene, esempio di semplicitá e umiltá, che nonostante le grandi difficoltá che quotidianamente affronta, non vuole perdere il sorriso.
    Paolo

    Mi chiamo Andrea e questa volta non sará Paolo a scrivervi la consueta mail dal Brasile ma il sottoscritto.
    Ho avuto l’opportunitá di venire a Senador Canedo visto che i miei genitori somo amici di vecchia data di Don Corrado. Sono arrivato qua circa tre mesi fa per passarvi un po’ di tempo, per conoscere questa realtá e per dare il mio piccolo aiuto, dovrei tornare in Italia fra qualche settimana. Come Paolo vi ha giá scritto in una lettera precedente sto dando alcune lezioni di inglese per i ragazzi del quartiere, inoltre quando posso vado a visitare insieme a Paolo o a Don Corrado alcune delle famiglie del progetto di adozione a distanza. É una esperienza molto positiva, soprattutto per la forza che spinge molte di queste famiglie a compiere sacrifici che, sinceramente, pensavo quasi inimmaginabili, ma, allo stesso tempo, a non perdere mai il sorriso. Molti di voi probabilmente hanno giá avuto l’opportunitá di vivere e conoscere situazioni del genere con il gruppo mission o in altre occasioni, ma penso sia sempre bene ricordarne alcune, perché io stesso continuo a stupirmi ogni volta.
    Oggi vi voglio raccontare la storia della Rosangela, la mamma di un bambino del progetto di Adozione a Distanza (Vitor Samuel). Paolo ha cominciato a parlarmene presentandomela come una bella e giovane ragazza… ammetto che la sua situazione mi ha colpito in modo particolare. Siamo andati a trovarla dove abita, nel quartiere piú povero fra quelli in cui opera il progetto. Il “morro”, la collina, é il nome dato a questo gruppo di case costruite appunto sui fianchi piú o meno scoscesi di una collina; alcune di queste sono state abbattutte dal municipio perché erano a pericolo di frana. Come dicevo comunque é molto povero, le strade non sono ancora asfaltate, le case sono costruite spesso in modo molto precario e la criminalitá é presente in maniera maggiore rispetto alla media. Insomma é ció che di piú simile ci sia qua alle famose favelas brasiliane. Seguendo una stradina malandata, piccola e ripida, si arriva a quella che per me é sicuramente la casa peggiore che abbia visto finora: una piccola baracca costruita con assi di legno che potrebbe essere abbattuta con un calcio, volendo. Qui vive la Rosangela , senza nessuno altro membro della famiglia, (ha solamente una zia, con cui non é in buoni rapporti) se non con i suoi due bambini, Vitor e Isabely, avuti da due uomini diversi che non li hanno riconosciuti come figli e che non aiutano minimamente con le spese. La cosa che piú stupisce dell’abitazione peró é l’interno, piccollissimo ma ordinato e pulito, cosa molto rara qui in periferia anche in famiglie meno povere, dove c’é qualcuno che lavora e ci sono delle entrate sicure. La Rosangela , infatti, non avendo un compagno e dovendo badare ai bambini é costretta a rimanere a casa. Iniziando a parlare abbiamo scoperto che oltre ad avere bisogno di varie cose per i bambini, cibo, pannolini, medicine, appena a una decina di metri dalla casa, fra gli alberi c’é uno dei ritrovi abituali di tossicodipendenti del quartiere e, per questo, i rumori e la paura sono dei freni efficaci contro il sonno di notte, perché chiunque potrebbe entrare in una casa cosí e nel migliore dei casi fermarsi a rubare il frigo o la bombola del gas, il poco che c’é di (poco) valore. Cercando in qualche modo di dare un piccolo aiuto abbiamo scoperto che il procedimento per fare riconoscere Vitor dal padre é completamente bloccato perché lei non ha abbastanza soldi per prendere l’autobus per andare in tribunale. Essendoci quindi incontrati di nuovo, per andare in macchina, per cercare di risolvere questa questione, di ritorno siamo passati da un supermercato per comprarle qualcosa di cui aveva bisogno e, lasciandole libera scelta, ha preso solamente dei pannolini per la piccola. Siamo dovuti essere noi a prenderle da mangiare perché, anche se lei aveva pochissimo cibo in casa, non voleva approffittare troppo del nostro aiuto.
    Spero di avervi interessato e di avervi fatto arrivare alla fine di questa mail!
    Tanti saluti e um grande abraço!

    Andrea

    Categorie: Lettere Missioni