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  • Freetown (Sierra Leone)
    venerdì 24 dicembre 2010

    Io sono qui a Freetown, oggi. La vigilia di Natale, a Vicenza confessavo 8 ore di fila, qui forse confesserò 4 persone a Rokel, il paese dove sto andando a celebrare ogni domenica. Ho detto loro che se volevano potevo anche celebrare la messa di mezzanotte, a qualsiasi ora oggi, anche alle 7. Ma qui in SL ono giorno alle 7 di sera si fa buio e non se la sentono di andare a messa e lasciare la casa incostudita, sotto le feste i ladri fanno festa. E qui non c’è illuminazione pubblica la notte, e allora non si fidano. Pazienza, aspetto domani. Alle 4 andrò a vedere se il coro si ritrova per le prove. Se vado anche io il numero aumenta del 25% (io sono il quarto). Ma la domenica sono di più, e anche senza che vadano alle prove, il canto va benino. Una delle tre studia da infermiera e la mamma deve fare un’operazione e allora è andata a Bo, seconda città della Sl, nel centro del Paese. Pregheremo per la sua mamma domani. C’è anche un signore adulto di buona volontà, che è l’altro dei tre del coro. La messa mi piace tantissimo, iniziamo sempre con la processione solenne (aprono due lettori, uno con il lezionario in alto, poi la signora che fa il commento alle letture, poi l’unico ministrante che ho – lho conosciuto per caso mentre celebravo nella chiesa madre a Waterloo, sede della parrocchia, e poi dandogli un passaggio per tornare indietro, mi ha detto che era di Rokel. Allora gli ho detto che c’era una comunità cattolica anche a Rokel che dista 7 km da Waterloo- , poi una bambina e un bambino che raccolgono le offerte, poi io), e percorriamo i neanche 10 metri della sala, fino all’altare, un tavolo con una bella tovaglia bianca, dove iniziamo.
    I canti sono in varie lingue: inglese, poi Krio, Timni, Mende, Limba, Kono e poi forse altre (ma io che non ne conosco nessuna, come faccio a sapere che lingua è, di volta in volta? Mi accontento di battere il tempo con le mani. Ci sono gli strumenti locali, un piccolo tamburo, un tronco vuoto con tre lunghi tagli che viene percosso da due bacchette di legno (kelè), poi lo shaburè (la piccola zucca vuota con attorno una rete con tante conchigliette, o in mancanza di soldi, bottoni, strumenti per il ritmo, e poi un tamburello.
    Veramente la chiesa è universale. Sopra la nostra testa c’è un telo cerato, e allora vedo il sole che fa cucù! Per fortuna è finita la stagione delle piogge, così non rischiamo. Adesso fino a fine maggio non vedremo una singola goccia. Mi dispiace scriverlo a voi dell’Italia in questi giorni. Speriamo bene. Un mese fa è venuto a presiedere l’arcivescovo, proprio non me l’aspettavo. La frequenza è di sole 30 persone, ma lui ci crede a visitare le singole Out-stations, o cappellanie, dove non c’è il sacerdote, ma che sono affiiliate a una parrocchia maggiore (in questo caso Waterloo). Ha detto che ha i soldi per la chiesa e fare anche una scuola elementare e sta cercando di far arrivare delle suore che abitino lì, dalla Nigeria. Noi saveriani abbiamo dato al parroco 1500 euro l’anno scorso, per assicurare la terra dove un domani si potrà costruire la chiesa.
    Torno a dire che mi sento felice, per me questo è un vero Natale, nel piccolo, 30 anime, metà degli adulti non possono essere battezzati e quindi fare la comunione o sposarsi in chiesa perchè non hanno i soldi per celebrare la festa del matrimonio. Quindi aspettano. Si vergognano a fare un matrimonio semplice (io cerco di convincerli, ma li capisco che è troppo costoso per molte coppie); Bisogna invitare tutti i familiari da entrambe le famiglie, e magari si fermano 3/5 gioni e devi dare riso per tutti, e poi noleggiare un set per la musica da mettere fuori casa per fare festa e un po’ ballare, e poi il vino di palma, i vestiti, ecc. Quindi sono in chiesa a frequentare ma non possiamo battezzarli, perchè in forza del sacramento del battesimo il matrimonio naturale diventa sacramentale, e quindi noi finchè non è celebrato quello tradizionale e l’uomo ha pagato tutta la dote alla famiglia della moglie e il rito tradizionale è stato celebrato, noi non li sposiamo, perchè possono sempre scindere l’unione, finchè il rito locale non è stato celebrato. Pazienza, ci vorrà tempo…

    Mi piace andare a Rokel, mi spiace la distanza, 18 km sono tanti, sopratutto per i primi 7 che devo uscire dal traffico della periferia della capitale, e così non posso andarci durante la settimana, perchè sono impegnato con i nostri seminaristi qui a Kissy, periferia di Freetown.

    Non posso fare niente per i bambini durantre la settimana (sono solo 4) e i giovani sono 3. ma vengono una domenica sì e tre no. Ci vorrebbe una scuola cattolica, ma qui non ne abbiamo. Vorrei 1 adulto o mamma per fare catechesi, ma l’unico che potrebbe lavora in un altra regione durante la settimana e le mamme sono troppo impegnate, o non sanno leggere, o altro.

    È il bello dell’inizio, quando tutto è da incominciare, e preferisco così che una chiesa piena, per esempio come il Natale scorso. Noi saveriani siamo per iniziare, fondare, cercre nuovi sbocchi, piantare, non solo raccogliere. C’è chi si fa il nido, ma allora è solo per gratificazione personale o per farti un monumento. Io preferisco raggiungere Rokel, dove altrimenti 30 figli e figlie di Dio non avrebbero il servizio cattolico a Natale.

    Va bene, devo andare a prove di canto. Vi auguro un bellissimo Natale e un 2011 nel nome del Signore. Abbraccione,
    a tutte e tutti di S. Paolo.

    P. Michele Carlini

    Categorie: Lettere Missioni