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  • Goias (Brasile)
    martedì 22 dicembre 2009

    Carissimi tutti,
    siamo alle porte di un nuovo Natale e di un nuovo anno, il 2010. 2010 anni dalla nascita di Gesù. Quanti anni, che camminata!! Dicendo questo mi salta in testa un ricordo recente tragi-comico. Nelle 5 riunioni fatte per la consegna della cesta basica (progetto Adozioni a Distanza), dove incontriamo circa 140 famiglie… nessuno, e dico NESSUNO, sapeva dire in quale anno Gesù fosse nato. Ne avevamo parlato l’anno scorso, con le stesse famiglie. A distanza di una anno nessuno se lo ricorda. I bambini azzardano delle date… 1930? Gli adulti zitti in attesa di una mia risposta, per vedere se il bimbo ci fosse andato vicino. Tutti hanno chiaro che il Brasile è stato invaso nel 1500 e nessuno sa perchè stiamo nel 2009. Chi l’avrebbe mai detto?!?
    Vi racconto la storia di Jessica. E’ una ragazzina di 16 anni che si era trasferita anni fa, col papà, a Nova Morada. La nuova compagna del babbo, Marinete, è diventata la mamma acquisita della Jessica e di altri fratellini. Cosa questa che qui in Brasile succede senza stupire nessuno. Questa famiglia, per come la situazione ci si era presentata, era in difficoltà e l’abbiamo così inserita nel progetto di Adozione a Distanza. Dopo qualche anno, diventando la Jessica adolescente e il papà alcolista, sono nati i problemi. Le violenze subite dal papà ubriaco, nei suoi attacchi d’ira “smisurati”, hanno spinto la Jessica a ritornare dalla mamma biologica in un quartiere di estrema periferia, ben lontano da qui. Subito cade nel mondo delle droghe, delle bugie, della mancanza di rispetto dentro di casa… la mamma la manda via da casa e lei si rifugia per diversi mesi a casa del moroso, un piccolo trafficante. Cominciano le peripezie e 3 anni di vita agli estremi, senza regole e responsabilità. Una vita che poco si addice al suo carattere un po’ timido. E anche il corpo riceve le sue ferite… un brutto tatuaggio nella schiena e una malattia antipatica che aspetta ancora di essere curata. Non sappiamo come ma dopo questi anni di “vita spericolata” lascia il moroso e ce la ritroviamo qui in quartiere da noi. La prima volta che la vedo, accompagnata da altre due adolescenti che conosciamo, non la riconosco. Troppo magra. Il crack l’ha prosciugata, è pelle e osso. In una chiacchierata personale ammette senza problemi la dipendenza dalla droga… ma dice che già sta ingrassando (!!!) e che il mese passato era più magra. Sembra che da sola, toccando il fondo, abbia smesso di fumare crack. Le credo. Qui in quartiere passa da una casa all’altra. Sono due famiglie che conosciamo bene (entrambe del progetto AD) senza condizioni economiche per accettare un’altra bocca… ma sotto Natale si è tutti più buoni e un piatto in più sempre si riesce a preparare. Un piatto che però a fine settimana, nel bilancio famigliare, pesa. Si vede così buttata fuori casa nuovamente… forse la incontro nel giorno giusto. E’ psicologicamente persa, lucida, sa che così non può andare avanti. Parla delle droghe come una brutta esperienza chiusa (ha già conosciuto molto di quel mondo), emerge la nostalgia di casa, dei fratellini. La necessità di un nido sicuro. Mi offro di accompagnarla nella famiglia di Nova Morada e le si illuminano gli occhi. La mattina dopo la porto là. Quella che doveva essere una visita rapida diventa subito una andata senza ritorno. E’ tanto calda l’accoglienza di Marinete che alla domanda “ti vuoi fermare qui con me” Jessica non esita un solo secondo. Stava desiderando più di ogni altra cosa quella domanda. Arrivano i fratellini (tra i quali Jefferson, con leucemia) che la abbracciano stupiti di rivederla li dopo anni. Il giorno dopo le porto i suoi vestiti… un sacchetto di plastica con un fagottino. Ho lasciato qualche soldino (di una offerta di amici del Maria Immacolata) per comprare un paio di jeans e due magliette. Sono sicuro che Jessica passerà un Natale migliore di quelli recentemente trascorsi.
    Questa storia, dal finale ancora aperto, mi ricorda tremendamente la parabola del papà misericordioso. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi. Le ho lasciato il telefono del mio cell. con la promessa di chiamarmi se ci saranno problemi.
    Quanto ci insegnano queste famiglie umili, semplici, povere e accoglienti per davvero!!!
    Vi abbraccio forte, tutti.
    Il Signore ci benedice.
    Paolo

    Categorie: Lettere Missioni